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giovedì 23 settembre 2010

Persico Trota - Black Bass - micropterus salmoides

Originario dell'America Settentrionale il Persico Trota presenta significative caratteristiche morfologiche: corpo alto e appiattito, testa molto grande e grande apertura boccale capace di ghermire prede considerevoli.

Riproduzione e dimensioni:
Da marzo a luglio i maschi, assunta una livrea più brillante, preparano sul fondo sabbioso o ghiaioso un vero e proprio nido, iniziando poi il rito nuziale in attesa delle femmine che convoglieranno con una serie di manovre verso il luogo di fregola per la deposizione delle uova. Lo sviluppo è abbastanza rapido e nelle nostre acque il persico trota può raggiungere i 70 cm e un peso di 8-9 Kg.


Habitat e alimentazione:
Predilige le acque ferme o a corso lento, ricche di vegetazione acquatica, di canneti e di banchi di ninfee dove riesce a trovare nascondigli e favorevoli condizioni di caccia. E' abilissimo nel tendere i suoi agguati riuscendo a stare immobile per lunghi periodi, per poi sferrare fulmineo i suoi attacchi verso le prede.
Da giovane è insettivoro, ma con l'avanzare dell'età si trasforma in un autentico predatore che non risparmia neanche i suoi simili. Si alimenta, oltre che di pesci, di rane, piccoli mammiferi e grossi insetti.

lunedì 6 settembre 2010

martedì 29 giugno 2010

Lo Sgombro - Parte II

Come si pesca
- Traina Uno dei sistemi più appaganti per catturare lo sgombro è la pesca a traina, che presenta condizioni ideali di svolgimento quando si riesce ad individuare una mangianza, segnalata dalla comparsa in superficie marina di una vasta macchia scura e increspata, nettamente distinguibile dalle altre zone. L'attrezzatura da impiegare nei confronti di questi pesci, dalle dimensioni ridotte, non può che essere leggera, con canne di minimo libraggio munite di mulinelli a bobina rotante, caricati con una lenza madre dello 0,30 e con terminali di diametro anche inferiore allo 0,25. Piume con testina metallica di 5-6 come cucchiaini ondulanti di identica misura costituiscono le esche artificiali più producenti; da zavorrare ovviamente per farle lavorare a diverse profondità e da trainare a velocità 4-5 nodi distanziandole a circa 40 mt da poppa. Naturalmente per avere un maggiore successo sarà meglio filare più traine e a diverse altezze.

- Spinning Lo sgombro può essere considerato un pesce da spinning per la sua predisposizione ad accettare sia i piccoli cucchiaini ondulanti, con o senza piume aggiunte che i minnows con dorso azzurro e nero ai fianchi argentei ad imitazione di piccole sarde o acciughe. Questi artificiali permettono di ottenere ottimi risultati e lo sgombro una volta allamato, è sorprendente con fughe laterali e salti in superficie.

Lo Sgombro

Distribuzione e habitat 

Questa specie è diffusa nelle acque costiere del Mediterraneo e del Mar Nero, nonché nel Nord Atlantico, dalle coste marocchine e spagnole fino al Mar di Norvegia. È presente anche nelle acque islandesi, groenlandesi e al largo del Canada. Abita le acque comprese tra 0 e -200 metri di profondità, svernando in acque profonde e tornando verso le coste nelle stagioni più calde.

Generalità

Le ore migliori sono quelle del primo mattino e del tardo pomeriggio possibilmente con marea calante.
Occasionalmente, soprattutto in primavera, gli sgombri si tengono a contatto con il fondo, ed allora è più facile pescarli mentre si è intenti a bolentinare, sia innescando i gamberi che i tranci di calamaretto.
Le tecniche di pesca per questo esemplare sono molteplici tra le quali spiccano in particolar modo:
- Ami cinesi (piumette)
- Bolentino

 - NEL PROSSIMO POST SARANNO DETTAGLIATE LE TECNICHE DI PESCA -
 

lunedì 28 giugno 2010

Surfcasting

Una delle tecniche di pesca sportiva più spettacolari tra quelle praticate lungo le coste della nostra penisola è sicuramente il surfcasting, termine anglosassone il cui significato letterale è "lancio oltre l'onda". E' una pesca che si effettua prevalentemente con mare mosso o sconvolto da mareggiate violente e piuttosto frequenti.

Le zone favorevoli
Quando una spiaggia viene sconvolta da una mareggiata, sui fondali sabbiosi si vengono a creare alcune zone particolarmente fertili, dove la presenza di un'enorme quantità di organismi finisce per attirare inevitabilmente diverse specie marine. I punti più produttivi, vengono originati da un gioco di correnti provocate dal vento che alzandosi, forma una serie di onde sotto le quali si viene a creare una corrente "primaria" che inizia a spingere verso riva nella stessa direzione del vento. Quando le condizioni del vento e del mare peggiorano, la primaria, arrivando sulla battigia , si rovescia su se stessa, ritirandosi sul fondale fino a provocare la corrente "secondaria", o corrente di ritorno. Non appena il vento inizia a calare, le onde diventano più regolari e la superficie del mare più lontana dalla riva appare più calma, mentre quella vicina è movimentata da continui battimenti di frangenti. La linea di separazione tra queste due superfici viene chiamata "ultima onda"  o frangente: è la zona più ricercata, dove generalmente si fanno arrivare le esche.




L'attrezzatura
Il surfcasting impone a chi lo pratica lanci molto lunghi, in modo da far arrivare le esche nelle zone di caccia dei pesci , a volte distanti da riva anche alcune centinaia di metri: ciò comporta il ricorso a canne fornite di particolari doti di robustezza e capaci di lanciare zavorre talvolta superiori ai 200gr.

Monofili e piombiPer realizzare la parte pescante del surfcasting, ossia il calamento, occorrono monofili, piombi e ami con caratteristiche adatte a queste esigenze di pesca. La scelta di un buon nylon deve essere valutata attenamente onde evitare possibili inconvenienti. In bobina è consigliabile montare un nylon dello 0,45 o dello 0,35, morbido e leggero mentre
per il terminale conviene orientarsi su un nylon più rigido ad alto carico di rottura, più adatto a sopportare la turbolenza delle acque. Di indubbia necessità diventa l'uso di un monofilo da parastrappi, denominato shock leader, costituito da uno spezzone di nylon generalmente rigido che, annodato alla lenza madre, ha il compito di sopportare l'enorme sforzo qual è il lancio.

ESCHE
Alcune delle esche più impiegate in questa tecnica di pesca sono: la sardina, gamberetti, piccoli muggini vivi, bi bi, la cicala di mare anellidi, e molluschi.

sabato 26 giugno 2010

Pesca con i palamiti

A metà strada tra la pesca professionale vera e propria e quella dilettantistica,la pesca con i palamiti può offrire grandi soddisfazioni in termini di catture. Sebbene giudicata poco tecnica dagli sportivi a oltranza, in quanto vengono salpate a bordo specie ittiche che non hanno combattuto con il pescatore, essa annovera una larga schiera si appassionati.
La Tecnica del palamito consiste nel presentare, tramite l'impiego di un'imbarcazione, in vari punti del fondale marino e a diverse altezze, una serie di ami, il cui limite massimo è di  200, armati di esche e sostenuti da braccioli in nylon appesi a una lenza molto lunga, chiamata "trave". Con questo sistema si possono steacciare ampi spazi marini con la presentazione contemporanea di una grande quantità di esche su fondali dalle caratteristiche diverse. Si possono catturare moltissime specie di pesci allestendo palamiti che lavorano sul fondo, a mezz'acqua o in superficie: spigole, gronch, orate, dentici, e saraghi possono essere le prede più freqenti.

  • Palamito da orate - mormore: Questo palamito è realizzato con un trave in nylon dello 0,80-1,00 braccioli dello 0,35-0,40 lunghi 1,5 mt., distanti circa 4 metri uno dall'altro uniti al trave preferibilmente con girelle e perline per evitare ingarbugli dovuti alla rotazione, ami del numero 6-4 in acciaio. Questo palamito viene generalmente innescato col bibi o con la seppia a striscioline. Viene generalmente calato molto vicino alla costa su fondali sabbiosi (15-20 mt) per tentare la cattura delle mormore che ricercano nella sabbia il loro nutrimento.
  • Palamito da naselli: realizzato con un trave in nylon dello 1,20 -1,50 o in cordino da 1,5 o 2 mm  braccioli dello 0,80-0,90 distanti circa 5-6 metri uno dall'altro uniti al trave preferibilmente con girelle e perline per evitare ingarbugli dovuti alla rotazione, la lunghezza dei braccioli dovrà essere di circa 2 metri, gli ami utilizzati saranno dell' 1/0 o superiori a gambo dritto. L'esca utilizzata è principalmente la sardina. Si pesca su fondali dai 100 metri fino a 200 metri e oltre. Palamito molto "faticoso" perchè profondo spesso viene recuperato con l'ausilio di salpapalamiti elettrici.