Una delle tecniche di pesca sportiva più spettacolari tra quelle praticate lungo le coste della nostra penisola è sicuramente il surfcasting, termine anglosassone il cui significato letterale è "lancio oltre l'onda". E' una pesca che si effettua prevalentemente con mare mosso o sconvolto da mareggiate violente e piuttosto frequenti.
Le zone favorevoli
Quando una spiaggia viene sconvolta da una mareggiata, sui fondali sabbiosi si vengono a creare alcune zone particolarmente fertili, dove la presenza di un'enorme quantità di organismi finisce per attirare inevitabilmente diverse specie marine. I punti più produttivi, vengono originati da un gioco di correnti provocate dal vento che alzandosi, forma una serie di onde sotto le quali si viene a creare una corrente "primaria" che inizia a spingere verso riva nella stessa direzione del vento. Quando le condizioni del vento e del mare peggiorano, la primaria, arrivando sulla battigia , si rovescia su se stessa, ritirandosi sul fondale fino a provocare la corrente "secondaria", o corrente di ritorno. Non appena il vento inizia a calare, le onde diventano più regolari e la superficie del mare più lontana dalla riva appare più calma, mentre quella vicina è movimentata da continui battimenti di frangenti.
La linea di separazione tra queste due superfici viene chiamata "ultima onda" o frangente: è la zona più ricercata, dove generalmente si fanno arrivare le esche.
L'attrezzatura
Il surfcasting impone a chi lo pratica lanci molto lunghi, in modo da far arrivare le esche nelle zone di caccia dei pesci , a volte distanti da riva anche alcune centinaia di metri: ciò comporta il ricorso a canne fornite di particolari doti di robustezza e capaci di lanciare zavorre talvolta superiori ai 200gr.
Monofili e piombiPer realizzare la parte pescante del surfcasting, ossia il calamento, occorrono monofili, piombi e ami con caratteristiche adatte a queste esigenze di pesca. La scelta di un buon nylon deve essere valutata attenamente onde evitare possibili inconvenienti. In bobina è consigliabile montare un nylon dello 0,45 o dello 0,35, morbido e leggero mentre

per il terminale conviene orientarsi su un nylon più rigido ad alto carico di rottura, più adatto a sopportare la turbolenza delle acque. Di indubbia necessità diventa l'uso di un monofilo da parastrappi, denominato
shock leader, costituito da uno spezzone di nylon generalmente rigido che, annodato alla lenza madre, ha il compito di sopportare l'enorme sforzo qual è il lancio.
ESCHE
Alcune delle esche più impiegate in questa tecnica di pesca sono: la sardina, gamberetti, piccoli muggini vivi, bi bi, la cicala di mare anellidi, e molluschi.